Pidocchi all'asilo nido
Scopri i protocolli da adottare e cosa devono fare genitori e strutturePidocchi all’asilo nido, ti sei trovato in questa situazione spiacevole? Quando arriva il foglio all’asilo con scritto “sono stati rilevati casi di pediculosi”, parte il panico. I genitori iniziano a controllare ossessivamente le teste dei bambini, qualcuno si arrabbia perché “ma qui non si controlla mai nessuno?”, altri si vergognano se il caso riguarda proprio il loro figlio. Ma come funziona davvero? Cosa deve fare l’asilo e cosa devono fare le famiglie?
La gestione dei pidocchi negli asili e nelle scuole segue protocolli specifici che servono a contenere il problema senza creare allarmismi eccessivi. Perché va detto chiaro: i pidocchi non sono un’emergenza sanitaria, non trasmettono malattie, e avere i pidocchi non significa essere sporchi o trascurati.
Cosa dice la legge
In Italia non esiste una legge nazionale specifica sui pidocchi negli asili. Le linee guida vengono date dalle ASL locali e dal Ministero della Salute, ma poi ogni regione e spesso ogni singola struttura adotta il proprio protocollo interno.
La circolare del Ministero della Salute più recente chiarisce alcuni punti importanti: i bambini con i pidocchi non devono essere allontanati dalla scuola o dall’asilo. Leggi bene: non c’è obbligo di tenere il bambino a casa. L’allontanamento è considerato una misura eccessiva che stigmatizza il problema e non serve a risolverlo.
Detto questo, molti asili hanno comunque regolamenti interni più restrittivi. Alcuni chiedono che il bambino resti a casa fino al primo trattamento, altri fino a quando non si vedono più lendini vitali. È un po’ una zona grigia dove conta molto il buonsenso di direzione e genitori.
Cosa deve fare l’asilo quando scopre un caso
Quando viene rilevato un caso di pidocchi, la struttura ha degli obblighi precisi. Per prima cosa deve informare tutte le famiglie, senza però specificare chi è il bambino coinvolto. Privacy e dignità vanno rispettate sempre. La comunicazione deve essere chiara ma non allarmistica. Un semplice avviso che invita i genitori a controllare i propri figli e spiega come riconoscere i pidocchi. Molti asili allegano anche un foglio informativo con le indicazioni pratiche su cosa fare.
L’asilo dovrebbe poi fare un controllo visivo di tutti i bambini della sezione interessata. Non è un’ispezione medica completa – le educatrici non sono tenute a fare diagnosi – ma un controllo di base può aiutare a capire quanto è diffuso il problema. Alcuni asili hanno anche accordi con la ASL per interventi di personale specializzato.
Per quanto riguarda la pulizia degli ambienti, serve buonsenso. I pidocchi non vivono più di 48 ore lontano dalla testa, quindi non serve disinfettare tutta la struttura come se fosse scoppiata un’epidemia. Lavare lenzuola e federe dei lettini in acqua calda ha senso, pulire i giochi che possono essere lavati anche. Ma buttare via tutti i peluche o chiudere aree dell’asilo è esagerato.
Cosa devono fare i genitori
Quando arriva la comunicazione dell’asilo, la prima cosa è controllare attentamente la testa del proprio bambino. Servono luce buona, un pettine a denti fini e un po’ di pazienza. I pidocchi si muovono velocemente, quindi sono difficili da vedere. Più facile trovare le lendini, specialmente dietro le orecchie e sulla nuca.
Se si trovano pidocchi o lendini vitali (quelle chiare vicino al cuoio capelluto), bisogna trattare subito. Prodotto specifico antipidocchi, seguire bene le istruzioni, pettinare accuratamente per rimuovere pidocchi morti e lendini. E informare l’asilo, anche se può sembrare imbarazzante.
Qui sta uno dei problemi: molti genitori non avvisano la struttura per vergogna. Ma questo comportamento peggiora solo la situazione, perché se i casi non vengono segnalati, gli altri genitori non vengono allertati e l’infestazione continua a girare.
Dopo il primo trattamento, serve il secondo controllo dopo 7-10 giorni. Le uova possono schiudersi dopo il primo trattamento, quindi il secondo passaggio serve per eliminare i nuovi nati prima che diventino adulti.
Il protocollo pratico passo per passo
Ecco cosa dovrebbe succedere in un asilo ben organizzato quando si presenta il problema:
- l’educatrice nota pidocchi o lendini durante le normali attività (per esempio cambiando i bambini o pettinandoli);
- avvisa discretamente i genitori del bambino coinvolto alla fine della giornata;
- la direzione prepara una comunicazione scritta per tutte le famiglie della sezione (entro 24 ore);
- viene fatto un controllo visivo di base su tutti i bambini della sezione nei giorni successivi;
- le famiglie controllano i propri figli a casa e iniziano eventualmente il trattamento;
- chi trova i pidocchi informa l’asilo e tratta il bambino;
- dopo 2 settimane viene fatto un secondo giro di controlli per verificare che la situazione sia rientrata.
Posso mandare mio figlio all’asilo con i pidocchi?
Tecnicamente sì, le linee guida ministeriali dicono che non serve l’allontanamento. Nella pratica, però, la maggior parte degli asili preferisce che il bambino resti a casa almeno il giorno del primo trattamento.
È anche una questione di rispetto verso gli altri. Se tuo figlio ha un’infestazione importante e lo mandi lo stesso all’asilo, è probabile che li trasmetta ad altri bambini. Meglio fare il trattamento e aspettare almeno 24 ore prima di riaccompagnarlo.
Alcuni asili chiedono un certificato del pediatra o del farmacista che attesti che il trattamento è stato fatto. Altri si fidano della parola dei genitori. Dipende dal regolamento interno.
Il certificato medico serve davvero?
Altro punto controverso. Per legge non è obbligatorio, ma molti asili lo richiedono comunque. Il pediatra o il farmacista può fare una dichiarazione che conferma che il bambino è stato trattato e può rientrare all’asilo.
Alcuni medici si rifiutano di fare questi certificati sostenendo (giustamente) che non sono previsti dalla normativa. Altri li fanno per venire incontro alle famiglie e alle strutture. Dipende molto dal singolo professionista e dalla sua interpretazione delle regole.
La presenza di lendini vuote (quelle traslucide lontane dal cuoio capelluto) non dovrebbe essere motivo di esclusione dall’asilo. Sono solo gusci vuoti che non rappresentano rischio di contagio. Purtroppo non tutti lo sanno e alcuni asili sono ancora troppo rigidi su questo punto.
Come prevenire i pidocchi all’asilo
Prevenire completamente è impossibile. I bambini piccoli stanno vicini, giocano con le teste appoggiate, si abbracciano. Il contatto ravvicinato è inevitabile e anche giusto per il loro sviluppo sociale. Però qualche accorgimento può ridurre i rischi.
Capelli lunghi legati riducono le probabilità di contagio. Non perché i pidocchi preferiscano i capelli lunghi, ma semplicemente perché c’è meno superficie di contatto. Le bambine con le trecce o code hanno statisticamente meno pidocchi di quelle con i capelli sciolti.
All’asilo dovrebbero esserci spazi personali per gli oggetti di ciascun bambino. I cappellini non dovrebbero stare tutti ammucchiati in un cestone, ma ognuno nel proprio armadietto. Stesso discorso per le bavaglie, le federe dei cuscini per la nanna, i pupazzi personali.
I controlli periodici delle teste sono utili, ma vanno fatti bene e con discrezione. Un controllo visivo veloce ogni 2-3 settimane può individuare casi all’inizio, quando ci sono ancora pochi pidocchi e l’infestazione si risolve più facilmente.
Quando il problema diventa cronico
In alcuni asili i pidocchi diventano un problema ricorrente. Si trattano, spariscono per qualche settimana, poi ritornano. Questo succede quando non tutti collaborano o quando i trattamenti vengono fatti male.
Il punto critico è sempre lo stesso: serve che TUTTE le famiglie coinvolte facciano il trattamento contemporaneamente e lo facciano bene. Se anche solo un paio di famiglie ignorano il problema o lo trattano in modo superficiale, i pidocchi continuano a circolare.
In questi casi l’asilo può organizzare incontri informativi con personale della ASL, distribuire materiale informativo più dettagliato, o anche chiedere un intervento più strutturato con controlli professionali di tutti i bambini. Ma senza la collaborazione attiva delle famiglie, anche il miglior protocollo non funziona.
Nota: I protocolli possono variare tra regioni e singole strutture. Per informazioni specifiche fare riferimento al regolamento del proprio asilo e alle disposizioni della ASL locale.
FAQ: domande frequenti sui pidocchi all’asilo
L'asilo può rifiutarsi di far entrare mio figlio se ha i pidocchi?
Secondo le linee guida ministeriali no, ma molti asili hanno regolamenti interni che prevedono l’allontanamento temporaneo. Dipende dal regolamento della struttura specifica. In genere chiedono che il bambino resti a casa almeno per fare il primo trattamento.
L'asilo deve chiudere se ci sono tanti casi di pidocchi?
No, i pidocchi non sono un motivo per chiudere una struttura. Non sono considerati un’emergenza sanitaria e non trasmettono malattie. Anche con diversi casi contemporanei, la struttura rimane aperta e si procede con i trattamenti individuali delle famiglie.
Le educatrici possono controllare la testa di mio figlio senza il mio permesso?
Un controllo visivo di base durante le normali attività sì. Un’ispezione più approfondita con pettine e sotto la luce richiede di solito il consenso dei genitori, anche se dipende dal regolamento interno. In ogni caso le educatrici non fanno diagnosi mediche, si limitano a segnalare eventuali sospetti.
Sono obbligata a dire all'asilo se mio figlio ha i pidocchi?
Non c’è un obbligo legale specifico, ma è fortemente raccomandato per senso civico. Se non avvisi la struttura, gli altri genitori non vengono allertati e il problema continua a diffondersi. Molti regolamenti interni degli asili prevedono comunque l’obbligo di comunicazione.
Chi paga il trattamento antipidocchi?
I genitori. I prodotti antipidocchi non sono passati dal Servizio Sanitario Nazionale tranne in casi particolari su prescrizione medica. Costano dai 10 ai 30 euro a confezione in farmacia o al supermercato.
Mio figlio continua a prendere i pidocchi ogni mese, cosa posso fare?
Purtroppo se nell’ambiente (asilo o scuola) il problema circola, è difficile evitarlo completamente. Controlli frequenti con il pettine a casa, capelli sempre legati, e assicurarsi che anche gli altri genitori trattino correttamente i propri figli. Se la situazione è davvero cronica, parlarne con la direzione dell’asilo per un intervento più strutturato.
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In caso di pediculosi, o sospetta tale, da pidocchi si consiglia di rivolgersi al presidio medico disponibile più vicino.
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